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Edificio Ibrido
Collaboratori:
Architetto Daniel Romano
Architetto Arturo Moranelli
Luogo:
Via degli Olivetani, Milano
Anno:
2013
L’edificio ibrido può essere considerato una tipologia architettonica che si propone di conciliare e far coesistere nello stesso organismo diverse funzioni urbane, che nel corso della storia sono venute a separarsi. Primo tema di ricerca sono la simbiosi e l’armonia tra la sfera privata della residenza e la vita pubblica. Il progetto ripropone una sovrapposizione verticale di funzioni: in esso trovano posto un centro termale nel basamento, sopra questo una piazza pubblica sollevata da terra e la residenza sopra quest’ultima, che forma una grande corte centrale. Un ulteriore proposito, oltre alla convivenza nel medesimo edificio di mondi completamente diversi come quello pubblico e quello privato, è instaurare un forte rapporto con il tessuto urbano in cui l’oggetto stesso si inserisce. Assolvono questa funzione i percorsi che attraversano il basamento per tutta la sua altezza e che congiungono il piano stradale con la piazza, elemento di carattere pubblico che si trova sollevato da terra: questi percorsi, oltre a permettere di superare la differenza di quota tra il piano della città e la piazza sopraelevata dell’edificio, caratterizzano il progetto legando i suoi spazi pubblici alla città, facendolo diventare parte integrante di essa. L’edificio diventa quindi sia un luogo di sosta sia un luogo di passaggio, trasformandosi in una sorta di “termitaio urbano”. Lo spazio pubblico sopraelevato, pur rimanendo legato alla città, diventa, grazie alla distanza che crea rispetto al livello della strada, uno strato urbano contenente spazi d’incontro e ricreazione, punto d’incontro tra la sfera privata delle residenze e la sfera pubblica della città. Questo sistema realizza un elemento di passaggio attraverso l’edificio, ma che al contempo conduca il passante nel cuore dell’organismo stesso, staccandolo dal livello della strada, al quale può comunque facilmente riaccedere: le rampe portano a dei livelli intermedi, sollevati a soli 3.20m che lasciano una scelta: proseguire nel proprio percorso attraverso la città o sostare nell’edificio. Qualora la scelta sia salire ancor di più nell’organismo, la persona si troverà in un luogo che non nega assolutamente il rapporto con la città: il piano è interamente trasparente, praticamente privo di cesure o elementi che impediscano il dialogo con l’intorno; il modo di vivere la città proposto è differente dal frenetico utilizzo delle sue funzioni, ma pur sempre forte: da tale luogo si può guardare la città, sentire i suoi odori, ascoltarla, percepire i suoi movimenti e i suoi flussi. L’intero sistema poggia sul basamento che ospita le terme: questo non è semplicemente un podio, ma instaura invece una forte relazione con gli altri tessuti dell’organismo architettonico. Gli stessi percorsi che garantiscono il legame con la città, intagliano il basamento, e sono collocati in modo da dialogare con le vasche sottostanti; infatti questi sono dotati di aperture che lasciano filtrare la luce solare all’interno delle vasche, creando diversi tagli di luce nell’ambiente “ipogeo” delle terme.
















