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La Via di Expo
Collaboratore:
Architetto Daniel Romano
Luogo:
Sito Expo Milano 2015, Milano
Anno:
2016
L’area di expo, priva di funzioni dopo il termine della manifestazione universale, rappresenta un’occasione per riflettere sul tema della città contemporanea e allo stesso tempo del progetto, mezzo per riconciliare urbanistica ed architettura in un’unica disciplina, che indaga e si preoccupa contemporaneamente di entrambe le scale. E’ possibile descrivere l’area a due scale significative: quella dell’immediato contesto e quella che la vede come il centro di una nuova concezione territoriale della città. La lettura dell’area nella prima scala, rivela delle fragilità nell’immediato contesto, caratterizzato da un tessuto amorfo, labile, frammentato da infrastrutture pesanti come ferrovie e autostrade, e da “macro-oggetti architettonici” come il carcere, l’ospedale, il cimitero, la fiera, funzioni strategiche per il territorio non sufficienti a generare un ambiente dotato di qualità urbane. La lettura alla scala territoriale rivela, d’altro canto, una propensione dell’area a farsi centro di un territorio il cui funzionamento si può ascrivere oggi a quello di una “città metropolitana”, corrispondente all’intero sistema urbano della pianura padana. La manifestazione fieristica ha lasciato una traccia del suo impianto urbano nello spazio, sovrapponendosi a sua volta all’ordine di tipo rurale che segnava l’area nel periodo ancora precedente. La proposta progettuale definisce un tessuto dalle qualità cittadine che non tragga la propria forma dalle caratteristiche morfologiche, tipologiche e insediative dell’immediato contesto, quanto dalla reinterpretazione delle tracce lasciate all’interno dell’area dagli eventi che in essa si sono susseguiti, costruendo un tessuto urbano nel suo alternarsi di pause, emergenze, tracciati di diversa gerarchia, simboli e immediatezze. Cardo e Decumano permangono come tracciati di prima gerarchia; un tracciato eccezionale si tende tra la porta metropolitana ferroviaria dell’area e la vecchia Cascina Triulza; la maglia di tracciati secondari di expo non viene cancellata, ma modificata nelle sue misure e proporzioni e si stratificano su di essa tracciati secondari paralleli al Decumano, generando così una maglia adatta a un tessuto con caratteristiche cittadine. L’edificio, tramite i volumi e gli elementi che lo compongono, si caratterizza subito come importante elemento ordinatore del masterplan: genera nella propria sezione una successione di stanze pubbliche diverse, che lo riallacciano al tessuto urbano costruitogli attorno. Questo rende l’edificio una architettura compiuta, un manufatto che è una sintesi in grado di condensare in una unità di elementi città ed architettura, le diverse scale di una unica grande disciplina.















